Difendiamo il Rojava – Difendiamo l’umanità! Insieme, faremo crescere le nostre lotte


Dichiarazione della Carovana dei Popoli in Difesa dell’Umanità e del Congresso Democratico dei Popoli (HDK)

Con l’appello alla mobilitazione generale lanciato il 18 gennaio 2016 dall’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del nord-est è iniziata una nuova fase della difesa della Rivoluzione.

Consapevoli che l’esistenza della rivoluzione in Rojava si trovava di fronte a una grave minaccia, centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo si sono assunte la responsabilità di difenderla. Hanno difeso non solo la rivoluzione il Rojava, ma l’umanità, la speranza in una società democratica, la liberazione delle donne e la possibilità di una vita pacifica ed ecologica.

Alimentate dallo spirito di resistenza che si stava palesando a ai confini del Rojava, nelle strade delle città europee, nelle trincee di Kobanê, e con una profonda consapevolezza della storia e del significato dell’internazionalismo, centinaia di migliaia di persone hanno unito le loro voci per dire “NO PASARAN! –Il fascismo non passerà!”. Con lo slogan internazionalista della Rivoluzione spagnola, si sono schierati al fianco del popolo del Rojava. Con questo spirito si sono uniti alla resistenza e hanno cercato di superare i confini tra loro e la città di Kobanê, simbolo di resistenza e libertà.

Così ha avuto inizio la Carovana dei Popoli. Una carovana solidale e internazionalista partita da Colombia, Francia, Italia, Danimarca, Svizzera, Slovenia, Catalogna, Inghilterra, Irlanda, Kurdistan, Iran, Germania e Austria, fino alla città di Kobanê. Una carovana di persone: giornalisti, artigiani, fisioterapisti, paramedici, registi, medici e agricoltori. Democratici, socialisti, anarchici, comunisti e femministe. Nonostante le loro differenze, si sono uniti, determinati a difendere una vita dignitosa. Così, cento persone provenienti da più di tredici aree del mondo si sono unite in un appello comune per difendere la Rivoluzione del Rojava.

Fin dal primo chilometro del suo lungo viaggio, la Carovana ha incarnato i valori della Rivoluzione ed era sostenuta dalla forza delle donne e dalla loro organizzazione autonoma, dal loro legame con la società e dalla loro etica. È stata sostenuta anche dalla spontaneità dei e delle giovani, dalla loro solidarietà reciproca e da una speranza condivisa. A ogni fermata, centinaia di persone si sono riunite per accogliere la Carovana, le famiglie si sono organizzate per offrire cibo ai partecipanti e salutarla mentre proseguiva il suo viaggio.

Così, una parte della Carovana ha raggiunto il confine tra Grecia e Turchia, dove ha fatto una forte dichiarazione di resistenza e solidarietà. Un’altra parte ha raggiunto la città curda di Amed, dove i e le partecipanti hanno unito le loro forze a quelle dei giovani del partito DEM per sostenere la resistenza del popolo curdo e affermare la loro responsabilità internazionalista. Un’altra parte della carovana ha raggiunto Istanbul, dove i e le partecipanti hanno condiviso il dolore, la sofferenza e la volontà di resistere delle Madri della Pace.

Lo Stato turco ha cercato di bloccare il percorso della Carovana verso Kobanê. Già il 28 gennaio, 16 internazionalisti sono stati fermati, arrestati, maltrattati e deportati dalla polizia turca mentre si recavano da Amed a Merdîn.

A Istanbul la Carovana ha unito le forze con la delegazione del Congresso Democratico dei Popoli per proseguire il viaggio. La sera del 29 gennaio, la Carovana, insieme all’HDK e al partito DEM, è partita per Suruç, vicino al valico di frontiera con la città di Kobanê assediata, animata da un forte spirito di resistenza e grande solidarietà. Il viaggio è stato accompagnato da canzoni e slogan in varie lingue.

Questa azione ha sventato tutti i tentativi dello Stato turco di impedire alla Carovana di raggiungere la città di Suruç. Il 30 gennaio la Carovana è stata accolta con gioia dagli abitanti della città. In una manifestazione congiunta sono stati riaffermati la resistenza e il sostegno a Kobanê.

Come Kobanê, anche la città di Suruç è diventata un simbolo. Undici anni fa, su iniziativa del movimento giovanile socialista, Suruç è stata uno degli esempi più forti di solidarietà rivoluzionaria. Giovani provenienti da tutte le parti della Turchia si erano riuniti presso il centro culturale Amara per attraversare insieme il confine con Kobanê e contribuire alla ricostruzione della città. Il 20 luglio 2015, 33 di questi compagni e compagne vennero uccisi in un attentato dinamitardo compiuto dallo Stato Islamico. I loro nomi non sono stati dimenticati e rappresentano la sorellanza tra i popoli.

Come Carovana dei Popoli e Congresso Democratico dei Popoli, abbiamo condiviso l’onore di incontrarci a Suruç con lo stesso sogno e condividendo la stessa lotta di quei 33 compagni e compagne. Insieme ci siamo assunti la responsabilità di sostenere, difendere ed espandere la rivoluzione in Rojava. Per questo ci prendiamo il rischio di essere attaccati con ogni mezzo. Per i partecipanti della Carovana questo ha significato arresto, prigionia, violenza e tortura e, infine, deportazione. Ma questo trattamento non è stato una sorpresa, anzi, era un rischio che tutti e tutte erano disposti a correre; il motto della Carovana è diventato “Difendiamo il Rojava, fino alla deportazione”. La carovana aveva fatto suo l’appello internazionalista a non accettare nessuno dei confini artificiali e, così facendo, a stabilire solidarietà con tutti coloro che resistono.

Con questo spirito siamo diventati fratelli e sorelle gli uni con gli altri in meno di un giorno. Non c’erano “noi” e “loro”, e nemmeno “io” e “tu”, ma solo una voce condivisa per l’internazionalismo e la difesa dell’umanità.

Eppure lo Stato turco non ha voluto accettare la presenza della Carovana. Quasi altri 30 compagni e compagne sono stati arrestati e incarcerati e in carcere sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti fino a quando non sono stati deportati nei loro paesi d’origine. Al rientro nelle loro città amici, compagni e famiglie li hanno accolti con grande entusiasmo. Così lo spirito di resistenza di Kobanê si è diffuso ancora una volta in ogni angolo d’Europa.

Anche con l’incarcerazione dei partecipanti della Carovana a Suruç, lo Stato turco non è riuscito a mettere a tacere la voce della fraternità. La Carovana è ovunque la gente creda nel potere dell’internazionalismo. Altri quattro amici e amiche della Carovana, che da giorni sostenevano la resistenza della popolazione di Amed contro gli attacchi al Rojava, sono stati arrestati e deportati in un’operazione di polizia, nel tentativo di distruggere il legame tra i popoli.

Tutti i 50 nostri amici e amiche che hanno attraversato il confine con la Turchia negli ultimi giorni per dirigersi a Kobanê e sono stati arrestati e deportati e meritano il nostro massimo rispetto e ammirazione. Gli attacchi contro di loro erano diretti contro il loro internazionalismo: un internazionalismo che difende il socialismo comunitario dal razzismo, dal sessismo, dal nazionalismo e dal militarismo. Un internazionalismo che difende la volontà dei popoli che vogliono una convivenza equa e libera.

Nello spirito di questo internazionalismo, invitiamo tutti i popoli del mondo a rafforzare la solidarietà con tutti coloro che lottano per la libertà! Restiamo uniti contro gli attacchi alla Rivoluzione del Rojava, mentre stringiamo i ranghi in difesa dell’umanità!

Continueremo a difendere il Rojava! Insieme faremo crescere le nostre lotte!

La carovana dei Popoli in difesa dell’umanità e il Congresso Democratico dei Popoli (HDK)

Un giorno a Salonicco

Un giorno a Salonicco

Giorno V

Oggi abbiamo iniziato la giornata con un’assemblea generale per decidere i nostri prossimi passi. Il primo grande incontro della giornata ci ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante stare insieme. Grazie a tuttx le/gli amicx per le loro parole energizzanti!

Più tardi siamo stati invitati da alcunx amicx di Salonicco a pranzare insieme. Abbiamo trascorso un po’ di tempo vicino al mare mangiando, conoscendoci meglio e preparandoci per la manifestazione serale. Il luogo in cui abbiamo pranzato è una ex scuola che è stata chiusa a causa di danni edilizi. La popolazione locale ha lottato per la riapertura della scuola e, dopo che lo Stato ha negato la richiesta, l’edificio è stato occupato e ora è un centro sociale. C’è un programma molto vario e autogestito che va dalle lezioni di danza alle lezioni di lingua e alle assemblee aperte.

La sera siamo scesi in piazza con 200 persone! Abbiamo fatto una manifestazione rumorosa e potente e abbiamo ballato molto. Potete guardare i nostri video e filmati per farvi un’idea.

Tornati all’ostello, abbiamo conservato lo spirito suonando la chitarra e cantando la canzone della carovana appena composta. Porteremo questo spirito in piazza nei prossimi giorni e domani in strada!

Restate sintonizzati e buona notte!

La carovana è arrivata a Salonicco

Giorno IV

Dopo essere stati accolti ieri in un bar curdo, le persone della carovana sono state ospitate da varie famiglie a Belgrado. Al mattino hanno tenuto un’altra conferenza stampa. Uno dei temi principali è stato il World Kobane Day, che celebra la liberazione di Kobane dall’ISIS undici anni fa, nel 2015.

Dopo colazione la carovana è partita per un altro viaggio di 4 ore verso Salonicco, in Grecia.

Nel frattempo, in molte città la gente è scesa nuovamente in piazza per protestare contro gli attacchi al Rojava, sostenere il morale del popolo di Kobane, esprimere la propria rabbia e anche inviare saluti alla Carovana Popolare per la Difesa dell’Umanità.

Domani attraverseranno il confine turco in direzione di Ankara…

Restate sintonizzati! Berxwedan Jîyan e! Ci vediamo in piazza!


La carovana è diretta a Belgrado

La carovana è diretta a Belgrado

Giorno III

Nel terzo giorno della carovana, i diversi percorsi sono confluiti a Vienna. Qui si è tenuta una conferenza stampa congiunta, alla quale hanno partecipato numerosi rappresentanti dei media. Dopo una manifestazione rumorosa e potente a mezzogiorno, la carovana è ripartita alle ore 13 in direzione di Belgrado, Serbia. La carovana vi trascorrerà la notte prima di proseguire domani verso Salonicco, in Grecia.

Domani, in occasione della Giornata mondiale di Kobane, inizieremo con una conferenza stampa alle ore 9 nel Migrant Park, prima di partire per Salonicco alle ore 10.

Persone provenienti da molti paesi e regioni diverse d’Europa e di tutto il mondo partecipano ora alla carovana:
dalla Francia, dall’Italia, dalla Scozia, dall’Irlanda, dalla Germania, dalla Catalogna, dal Regno Unito, dal Kurdistan, dal Lussemburgo, dalla Colombia, dalla Svizzera, dall’Austria e dalla Slovacchia.

Quindi restate sintonizzati! Berxwedan Jîyan e! Ci vediamo per le strade!

Crisi umanitaria a Kobane – Sostegno da tutto il mondo è in arrivo alla città

Comunicato stampa

25 gennaio 2026, Vienna

Crisi umanitaria a Kobane – Sostegno da tutto il mondo è in arrivo alla città

La “Carovana per difendere l’Umanità” arriva a Vienna, Austria, con oltre 100 persone a bordo. Da tutta Europa, le persone si sono messe in viaggio su quattro differenti percorsi per arrivare a Kobane e sostenere la popolazione locale nella loro resistenza contro l’assedio da parte dell’esercito siriano. Nel primo pomeriggio di oggi, a Heldenplatz, Vienna, si è tenuta una conferenza stampa con la partecipazione di circa 300 persone.

“Oggi abbiamo ricevuto notizia che i rifornimenti alla città di Kobane si sono interrotti. L’esercito Islamista Siriano sta bloccando tutte le vie di accesso alla città. Non c’è molta differenza tra questi soldati e lo Stato Islamico (IS), che ha attaccato la città qualche anno fa. Come è possibile che questa città e i suoi abitanti, che sono divenuti un simbolo di resistenza contro IS, siano lasciati soli in questa situazione difficile?”, crtitica Gesa Jonasson, portavoce della carovana.

“Noi in Colombia sappiamo che cosa significa vivere in guerra. Anche il nostro paese è stato distrutto. Ma le forti donne di Raqqa, che ho incontrato nel mio viaggio nella regione nel 2025, mi hanno molto impressionato per il loro coraggio e la loro resistenza contro ISIS”, sottolinea Lalo Londono, dalla Colombia.

Per molti anni, la citta araba di Raqqa è stata la capitale del cosiddetto Stato Islamico fino a quando è stata liberata dalle Forze Democratiche Siriane (SDF) a ottobre 2017. Tra i combattenti che l’hanno liberata c’erano molte donne arabe della regione. Qualche giorno fa, l’esercito siriano ha conquistato la città nonostante la resistenza delle SDF. Molti partecipanti alla carovana condividono la preoccupazione che la guerra condotta dal governo di Damasco provocherà il rafforzamento nella regione di forze islamiste come IS. Da quando l’auto-proclamato governo di transizione ha preso il potere, sono già avvenuti massacri di diverse minoranze in Siria.

“Autogoverno democratico significa democrazia diretta, libertà delle donne e coesistenza pacifica tra popoli differenti come Druzi, Curdi, Assiri e molti altri. Non possiamo rimanere silenti quando questi stessi stessi popoli sono minacciati da una catastrofe umanitaria, come sta succendendo in questo momento a Kobane”, spiega Zozan Kisa, una partecipante al convoglio.

Al termine della conferenza stampa, la carovana ha ripreso il suo viaggio attraverso la Serbia, la Grecia e la Turchia in direzione del confine turco-siriano.

Contatti stampa:

Ufficio stampa italiano: +39 353 485 8606

Ufficio stampa per l’Europa (inglese): +31 6130 48773

Portavoce della carovana (inglese): Gesa Jonasson +49 163 1439287

Partecipante alla carovana (inglese): Zozan Kisa +49 157 332 08412